Vogliamo vivere [in copertina; al frontespizio:] Gabriele D’Annunzio al Legionario Alceste De Ambris. Ornamenti di Viani
Vogliamo vivere [in copertina; al frontespizio:] Gabriele D’Annunzio al Legionario Alceste De Ambris. Ornamenti di Viani | Libri antichi e moderni | D’Annunzio, Gabriele (Con Le Xilografie Di Lorenzo Viani)
Vogliamo vivere [in copertina; al frontespizio:] Gabriele D’Annunzio al Legionario Alceste De Ambris. Ornamenti di Viani
Vogliamo vivere [in copertina; al frontespizio:] Gabriele D’Annunzio al Legionario Alceste De Ambris. Ornamenti di Viani | Libri antichi e moderni | D’Annunzio, Gabriele (Con Le Xilografie Di Lorenzo Viani)
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1921
- Luogo di stampa
- Pescia,
- Autore
- D’Annunzio, Gabriele (Con Le Xilografie Di Lorenzo Viani)
- Pagine
- [36] carte in barbe della Magnani di Pescia, con filigrana «Quis contra nos?», stampate solo recto in facsimile di manoscritto o con i legni dell’artista.
- Editori
- Stampato da Benedetti e Nicolai,
- Formato
- in folio (400 x 355 mm),
- Edizione
- Prima edizione. Dalla collezione di Giampiero Mughini.
- Soggetto
- Libri Illustrati e d'ArtistaStoriaPoesia Italiana del, '900Narrativa Italiana del '900
- Descrizione
- brossura in carta crême con unghie, legata editorialmente a filo con due eleganti strisce di cuoio con impressioni a secco di rinforzo; in copertina xilografia di Viani (Vogliamo vivere), al posteriore sempre un legno di Viani (Io ho quel che ho donato);
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBROPrima edizione. Dalla collezione di Giampiero Mughini.CON AUTOGRAFO.Esemplare numero 54 di 100 numerato e firmato dagli autori, in straordinarie condizioni di conservazione.Mitico libro d’artista, il secondo prodotto da Lorenzo Viani dopo il «Martirio» del 1915. Soli 100 esemplari numerati e firmati a mano dallo scrittore e dall’autore. Riproduce in facsimile la lettera aperta di D’Annunzio «al legionario Alceste de Ambris» e datata «Dal Garda, 11 maggio 1921», ornata da otto xilografie originali di Lorenzo Viani, in formato grande, che interpretano con rara forza sintetica le istanze della Federazione dei legionari fiumani: Vogliamo vivere (o: Maternità, in copertina), Il legionario (frontespizio), La fame, Il vomere (uomo con bove), Alceste De Ambris (soldato con alloro), Il raccolto (donna che raccoglie frutti), La cornucopia col motto «Io ho quel che ho donato» (ripetuta in quarta di copertina), colophon (detto «La cartiera»). -- Il messaggio dannunziano, accolto da alcuni giornali, è indirizzato all’ex capo di gabinetto della Reggenza del Carnaro a soli sei mesi dal «Natale di sangue» che pose fine all’avventura fiumana; prende spunto dalla candidatura di De Ambris alle politiche del maggio 1921, cui «si presentò da solo — secondando il desiderio del poeta — e senza alcuna possibilità di riuscita, [.] in Parma, a sottolineare un’aperta ostilità verso soluzioni bloccarde» (Cordova, voce del DBI). Nell’appello «riaffiorano motivi e ragioni della politica sociale perseguita a Fiume dal Comandante e dal suo capo di Gabinetto […]: non a caso d'Annunzio rimanda con una lunga citazione al testo di sostegno alle rivendicazioni dei lavoratori da lui sottoscritto in occasione dello sciopero generale proclamato a Fiume nell'aprile 1920, “Questo basta e non basta”, mentre le “parole temerarie” proferite “in nome del futuro” risalgono al discorso di apertura della sessione del Tribunale fiumano di Guerra e Marina […] Se fra i potenziali elettori di De Ambris vengono privilegiati i contadini è per il carisma di cui il candidato continua a godere a Parma in quanto protagonista coraggioso del grande sciopero agrario del 1908 [oltre che per l’]affermazione più che mai antifascista della “supremazia del contado”, nei tempi dell'alleanza in Emilia fra squadristi e proprietari terrieri» (Scritti giornalistici: 1889-1938, p. 1838). -- Alle elezioni del maggio 1912 a trentacinque deputati fascisti fu garantita l’elezione nel blocco nazionale giolittiano, come contropartita per aver lasciato mano libera al governo nella soppressione della Reggenza del Carnaro. «Tra la primavera del 1921 e la marcia su Roma, De Ambris concentrò la sua attività per far sì che i legionari fiumani conservassero una propria indipendenza sospettosa nei confronti del fascismo. […]. L’acuirsi della lotta di classe ed il montare della violenza fascista travolsero, però, le schiere dannunziane, tanto più che il poeta non suggeriva alcuna linea politica concreta, al di là dell’astensione e dell’attesa […]. La marcia su Roma poco più di un anno dopo colse quindi del tutto di sorpresa ed impotenti gli uomini che a lui guardavano con fiducia. De Ambris fu tra i primi a capire che con l’avvento di Mussolini alla presidenza del Consiglio la partita, per gli oppositori, era persa. Emigrò, nel febbraio 1923, in Francia» (Cordova, voce del DBI). -- «Non ho avuto neppure bisogno di respingere qualsiasi tentativo di approccio, perché il fascismo ha capito ch’io di certo pane non ne mangio, dopo il rifiuto da me opposto alle offerte fattemi più volte, nel ’23 e nei primi mesi del ’24. Da allora sono stato finalmente in pace ed è questa l'unica gratitudine che devo al fascismo. Fui e, sono nemico del fascismo per necessità organica e per dovere morale. Tale resterò fino al mio ultimo respiro anche se nella mia irriducibile ostilità dovessi restar solo e senza speranza. Questo dissi quando il fascismo era nella sua parabola ascendente: non ho proprio ragione di mutare ora, mentre il fascismo precipita a rovina» (De Ambris a Livio Ciarli, 1930).Guabello, Raccolta dannunziana, n. 315; Fini, Lorenzo Viani xilografo, nn. 204-211; Jentsch, Libri d’artista, n. 607; Ravegnani, D’Annunzio scrittore di lettere, p. 86; D’Annunzio, Scritti giornalistici: 1889-1938 (I Meridiani)