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Occidente. Sintesi dell’attività letteraria nel mondo

Occidente. Sintesi dell’attività letteraria nel mondo | Libri antichi e moderni | [Occidente] [Ghelardini, Armando - Paladini, Vinicio - Barbaro,, Umberto]

Libri antichi e moderni
[Occidente] [Ghelardini, Armando - Paladini, Vinicio - Barbaro,, Umberto]
Le Edizioni d’Italia,, 1932-1935
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1932-1935
  • Luogo di stampa
  • Roma,
  • Autore
  • [Occidente] [Ghelardini, Armando - Paladini, Vinicio - Barbaro, , Umberto]
  • Pagine
  • pp. 168 XVI (su carta diversa, di réclame); 172 XVI; 175 [1] XVI; 143 [1] XVI; 199 [1] XVI; 168 VIII con [10] carte di tavole fuori testo; 191 [1] XVI + [10] di tavv.; 159 [1] XXIV (ripartite tra inizio e fine) + [8] di tavv.; 139 [1] XXIV (ripartite tra inizio e fine) + [8] di tavv.; 191 [1] VIII con [4] e [8] carte fuori testo di tavole, in qualità diversa; 171 [1] VIII + [6] di tavv.
  • Editori
  • Le Edizioni d’Italia,
  • Formato
  • in 16°,
  • Soggetto
  • Poesia Italiana del '900 Narrativa Italiana del '900 Poesia, Straniera del '900 Narrativa Straniera del '900 Futurismo
  • Descrizione
  • i primi cinque volumi in brossura stampata in nero e colore variante a ogni uscita; gli ultimi sei volumi in brossura stampata in nero e giallo,

Descrizione

PERIODICO Edizione originale. Dalla collezione di Giampiero Mughini. Collezione completa in più che buone condizioni (brossure e carte fiorite con normali bruniture; non presenti le sovracoperte previste per i numeri 6-12). “Occidente” esordisce con il «volume primo» datato ottobre-dicembre 1932, un fascicolo in brossura di circa centoquaranta pagine; prosegue regolarmente con cadenza trimestrale per tutto il 1933. Il 1934 comincia con un profondo restyling: cambia la grafica, i fascicoli si dotano di una bella sovracoperta disegnata da Vinicio Paladini, che cambia colori a ogni uscita, viene utilizzata una carta più bella, di maggiore grammatura, e compaiono diverse tavole fuori testo in fotolitografia. Le sovracoperte riportano la data esatta di uscita dei fascicoli, usualmente il mese successivo al periodo coperto, con l’ultimo numero dell’anno (9, ottobre-dicembre 1934) segnato in sovracoperta «gennaio 1935». Il 1935 vedrebbe il passaggio a cadenza bimestrale, ma di fatto escono un numero doppio 10-11 (gennaio-aprile, uscito a maggio) e l’ultimo volume pubblicato, 12 (maggio-giugno, uscito ad agosto). -- Il giovanissimo Armando Ghelardini (nato nel 1910 ad Alessandria d’Egitto), una carriera cominciata a sedici anni nelle redazioni dei fogli romani, lancia nella primavera del 1931 una nuova casa editrice, dal titolo assai ambizioso: «Le Edizioni d’Italia». Aveva già tentato pochi anni prima, con i sodali Marcello Gallian e Alfredo “Alf ” Gaudenzi, a dare vita a una sua creatura editoriale, le edizioni «Atlas» collegate al mensile “2000”: non fanno tempo a pubblicare due libri e tre fascicoli che tutto svanisce nel nulla. La nuova casa editrice è invece solida e nel giro di cinque anni Ghelardini è in grado di snocciolare un catalogo assai omogeneo e moderno, molto ben costruito, composto da circa una ventina di titoli nonché dagli undici quaderni del trimestrale “Occidente”. Sulla rivista, pubblicata in un comodo formato quaderno, appaiono naturalmente tutti gli autori delle «Edizioni d’Italia»: Massimo Bontempelli, Diotima, Corrado Alvaro, Umberto Barbaro, Elio Talarico, Enrico Rocca, Nino Gulizia, Dino Terra, lo scrittore austriaco Robert Neuman, bannato dal terzo Reich (il cui «Panopticon», 1930, sarebbe dovuto uscire nella collana degli «Scrittori moderni»), accanto allo scrittore tedesco Waldemar Bonsels (di cui si pubblicano estratti dal «Viaggio in India» [Indienfahrt, 1916], che sarebbe dovuto uscire nella collana «Documenti»), il quale espresse invece posi- zioni antisemite in accordo con la politica nazista. Attorno a Ghelardini, nella redazione delle «Edizioni d’Italia», si erano poi riuniti alcuni giovani appena esordienti che saranno tra i più vivaci del secondo dopoguerra: Ennio Flaiano, Mario Pannunzio,Tommaso Landolfi (quest’ultimo — sotto la sigla T.L., a volte sbagliata in M.L. — cura una serie di inediti di scrittori russi, Dostoevskij sul vol. 2,Tolstoj sul vol. 6 etc.). La rivista si vanta di pubblicare «soltanto scritti inediti», e allora sono da tenere in particolare conto tutte le apparizioni estranee al network abituale di Ghelardini: Luigi Pirandello vi pubblica l’importante scritto autobiografico «Non parlo di me» (vol. 2), «discorso articolato e completo sulla vita di un artista, dall’infanzia alla maturità, spietato, sincero, lineare» (Battistini in “Belfagor” 41,1, 1986, p. 47). Altrettanto importanti e sorprendenti le «Lettere inedite» di Verga raccolte e annotate da Maria Borgese sul volume doppio 10-11 e i cinque «Scritti inediti» di Italo Svevo pubblicati da Carlo Zannerio nel dodicesimo e ultimo fascicolo. Nel volume cinque, particolarmente ricco, compaiono in sequenza racconti inediti di Federigo Tozzi, Hans Fallada, Elio Vittorini (Trasformazione) e Ernst Hemingway (I coniugi Elliot); segue un’antologia di «Poesia contemporanea» che raduna Marinetti (con un aeropoesia), Adriano Grande (Elba), Salvatore Quasimodo (Coro di morti della Rivoluzione) accanto a Larbaud, Cocteau, Joyce, Benn, Werfel,Torres Bodet, González Rojo, Balserio. Il volume settimo ha il «Taccuino americano» di Emilio Cecchi, il volume ottavo ha il saggio sulla «Nuova poesia francese» di Mario Bonfantini (il novarese fondatore della “Libra”), quindi troviamo racconti di Fausta Cialente (tra cui il lungo «Pamela o la bella estate», poi eponimo della raccolta pubblicata da Feltrinelli nel 1962), Anna Banti, Carlo Bernard (Bernari), Francesco Jovine. Assai rilevanti infine le presenze di autori stranieri, sempre in traduzioni di pezzi del tutto inediti o poco noti nella penisola: Aldous Huxley (1: Mode d’amore), Mansfield (2: «Je ne parle pas français» a cura di Aldo Philipson), Pérez de Ayala (3, a cura di Mario Puccini), Gottfried Benn (3, a cura di Anny Pohl), D.H. Lawrence (appare in vari numeri), Jung (6: «Psicologia dei rapporti coniugali» a cura di Nicola Perrotti), Faulkner (6: «Settembre arido» a cura di Attilio Riccio), il volume otto con Conrad, Woolf, Dos Passos in sequenza, James Cain (10/11: Il bambino nella ghiacciaia), e l’attenzione critica riservata a due pesi massimi della letteratura del Novecento come Céline e Kafka, all’epoca appena noti. -- «I corposi fascicoli illustrati dai fotomontaggi di Paladini, gli autori eccellenti, gli inediti di Italo Svevo (12, maggio-giugno 1935), gli straordinari collage di “Una semaine de bonté” di Max Ernst presentati da Paladini (9, ottobre-dicembre 1934), le note di Waldo Franck su Sigmund Freud (“Freud o l’esplorazione dell’inconscio”, 9, ottobre-dicembre 1935), di Boris Pasternak (a cura di Tommaso Landolfi, 8, luglio-settembre 1934) e tanto altro testimoniano la vivacità culturale che anima il progetto d’una rassegna con la rotta nelle coordinate più ampie dell’occidente» (Salaris). «I sommari dei dodici numeri di “Occidente” sono da lasciare sbalorditi. Tommaso Landolfi che traduce dal russo, infischiandosene delle preoccupazioni che Marpicati aveva espresso a Zangrandi; gli esordi di Elio Vittorini narratore; scrittori tedeschi, francesi e americani tradotti, elogiati e commentati in tutte le salse [.]. Una rivista insomma il cui orologio è perfettamente all’unisono con l’Occidente più moderno e vitale: mai un titolo di rivista è stato più veritiero» (Giampiero Mughini).

Edizione: edizione originale. dalla collezione di giampiero mughini.

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