La signorina felicita ovvero la felicità [ESTRATTO DALLA «NUOVA ANTOLOGIA»]
La signorina felicita ovvero la felicità [ESTRATTO DALLA «NUOVA ANTOLOGIA»] | Libri antichi e moderni | Gozzano, Guido
La signorina felicita ovvero la felicità [ESTRATTO DALLA «NUOVA ANTOLOGIA»]
La signorina felicita ovvero la felicità [ESTRATTO DALLA «NUOVA ANTOLOGIA»] | Libri antichi e moderni | Gozzano, Guido
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1909
- Luogo di stampa
- Roma,
- Autore
- Gozzano, Guido
- Pagine
- pag. 177-360 (228-240).
- Editori
- «Nuova Antologia», anno 44°, fascicolo n. 894,
- Formato
- in 16°,
- Edizione
- Prima edizione autonoma, con dedica autografa.
- Soggetto
- Poesia Italiana del '900
- Descrizione
- brossura originale legata a punto metallico, stampata in blu,
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBROPrima edizione autonoma, con dedica autografa.CON AUTOGRAFO.Esemplare in condizioni molto buone (carte lievemente brunite, come normale; pecetta di antica libreria applicata alla testa della prima pagina, lontano dal testo; piccola fessurazione del sottile dorso a testa e piede), pregiato dalla bella dedica autografa di Gozzano al contropiatto anteriore: «Ad Augusto Ferrero / giudice tra gli onesti, con / devozione antica. / Guido Gozzano / Viù (Lanzo) 4 IX 1909». È presente anche un interessante intervento autografo a emendare un errore al v. 67 «Capiva, poi, che non capivo nïente», con la cancellazione di «non» a ristabilire la corretta misura del verso endecasillabo; nelle successive versioni il «non» sarà conservato e sarà eliminata invece la dieresi in «nïente».Il più celebre tra i componimenti di Gozzano, «La signorina felicita» fu pubblicato per la prima volta il 16 marzo 1909 sulla rivista «Nuova Antologia». «Giovanni Cena, caporedattore dell’“Antologia”, da tempo e con insistenza gli aveva chiesto dei versi, lasciando comprendere che lo spazio a sua disposizione poteva essere ampio. [.]. “La signorina Felicita”, che giunge solo nei primi mesi del 1909, risarcisce Cena di ben tre testi che Gozzano gli aveva promesso per poi ritirarli quando erano già in tipografia (”Cocotte”, “Il commesso farmacista” e un’altra poesia rimasta ignota)» (E. Tatasciore, «Pascoli, Gozzano, Vico Fiaschi. Libri, lettere, poesie», in «per Leggere», XXIV, 2004, pp. 73-115: 88). Gozzano, dopo alcune esitazioni, si decise dunque a stampare il componimento sulla rivista, ben consapevole del prestigio che la sede di pubblicazione poteva garantirgli, e iniziando così un’accurata opera di auto-promozione: «Vorrò mandarne qualche estratto d’omaggio», scriveva l’11 marzo a Marino Moretti, «Fammi un piacere: scrivimi la lista di tutti gl’intenditori di poesia che tu conosci e il loro recapito» (ibid.). E attraverso l’amico comune Vico Fiaschi, il giovane Gozzano riuscì a far pervenire l’estratto addirittura a Giovanni Pascoli (ibid.).