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Inno al canape di un monarchico.

Inno al canape di un monarchico. | Libri antichi e moderni | Imbriani Vittorio –

Libri antichi e moderni
Imbriani Vittorio –
Ermanno Loescher e C.°,, 1881
330,00 €

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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1881
  • Luogo di stampa
  • Roma,
  • Autore
  • Imbriani Vittorio –
  • Editori
  • Ermanno Loescher e C.°,
  • Soggetto
  • Letteratura, Vittorio Imbriani, Pena di morte

Descrizione

In-16° (cm 16,5), pp. 8 n.n.(2). Fioriture diffuse che non alterano la leggibilità del testo. Discreto. Doria, 149. Raro. L’Inno al canape di un monarchico e la prima edizione romana del 1881<BR>L’Inno al canape esce a Roma da Ermanno Loescher nel 1881 sotto lo pseudonimo Un monarchico, che il frontespizio scioglie subito con il nome dell’autore tra parentesi. Gino Doria registra l’opuscolo al n. 149 della sua bibliografia descrivendolo «In-32°, pp. 8 non num.»; la paginazione trova conferma sull’esemplare, mentre l’altezza di cm 16,5 — SBN ne dà 17 — colloca la plaquette in-16° sulla scala convenzionale corrente [Cfr. Doria, 149; SBN, IT\ICCU\NAP\0056470; collazione e misurazione sull’esemplare]. Benito Iezzi, nelle Giunte e mende alla Bibliografia imbrianesca di Gino Doria, dedica a questo pseudonimo una voce propria e ricorda che Imbriani, «giovane ed insipiente e, come tutti gli insipienti, repubblicano», ebbe «una conversione dialettica alla monarchia (incomodando – nientemeno – Hegel!)» e che «nel re vedeva il solo presidio, l’unica garanzia della raggiunta, ed ancora fragile, unità nazionale» [Cfr: Iezzi, Giunte e mende, voce «Un monarchico»]. Un monarchico figura nel catalogo delle forme pseudonimiche imbrianesche accanto a Quattr’Asterischi, Un italianissimo e Jacopo Moeniacoeli [Cfr. Corcione, nota 6, che rinvia a Giglio e a Iezzi]. La pena capitale come tema d’autore. Giuseppe Izzi, nella voce del Dizionario Biografico degli Italiani, scrive che l’Inno al canape di un monarchico «rese clamorosamente evidente, anche in odio alla Sinistra da poco al potere, la sua posizione in favore della pena di morte, tema su cui l’I. era già intervenuto teoricamente (Per la pena capitale, Napoli 1865, e Pena capitale e duello, in Rivista bolognese di scienze e lettere, I [1869]) e nella trilogia narrativa composta da Le tre maruzze, Mastr’Impicca e La novella del vivicomburio» [Cfr. Izzi, DBI, vol. 62, 2004]. Giuliano Cenati parla, per gli stessi anni, del «vagheggiamento di un ferreo Stato monarchico raffermato dall’applicazione massiccia della pena capitale» [Cfr. Cenati, Torniamo a Bomba, p. 18]. <BR><BR>La nota metrica dell’autore<BR><BR>In calce al componimento Imbriani annota che «sono strofe ventuno, composte ciascuna da due endecasillabi e due decasillabi alternati, preceduti da un quinario e seguiti da un settenario, tutti sdruccioli». Dichiara voluta la cacofonia del penultimo verso della strofa decimaquinta, «reminiscenza della inscrizione, che tuttavia leggesi in Norimberga sull’adito all’antico luogo de’ tormenti: ATRIS. PATRATIS. ATRA. THEATRA. PARATA. SUNT.»<BR><BR>Precisa poi che la novella del Boccaccio evocata nella strofa decimaottava è la nona della giornata prima del Decameron, e che «il Cavalier Giovanni Papanti la pubblicava in Livorno testè, tradotta in novecento dialetti Italiani. Ma dovrebbe essere stampata nel cuore d’ogni Re». L’ultima strofa chiude sull’immagine del capestro filato in casa: «Lavori lieto il funajuol: prepàrino, / Conscie braccia del fato, a’ colpèvoli / Il capestro e ‘l sudàrio».<BR><BR>Giovanni Papanti, citato qui da Imbriani, è lo stesso dedicatario delle plaquette nuziali imbrianesche del 1882, Gabriello di Dante di Allaghiero e La Tinchina dell’alto mare, stampate per le nozze Papanti-Giraudini.<BR><BR>Due risposte a stampa<BR><BR>L’ode provocò almeno due repliche in versi. Nel 1882 uscì ad Alessandria, dalla Tip. Sociale, Al monarchico autore dell’inno al Canape (Vittorio Imbriani) strofe pedestri di un impolitico di Giovanni Bernardi, in 13 pagine. L’anno seguente Pasquale Farnese pubblicò a Napoli, presso Pansini, il proprio Inno al canapé in 10 carte non numerate, dichiarando nel colophon che, «pubblicando la risposta», la sua «non è altro che una protesta».<BR><BR>La fortuna del testo nel Novecento<BR><BR>L’ode non restò confinata alla plaquette del 1881. Doria segnala che fu ristampata da Benedetto Croce negli Studi letterari e bizzarrie satiriche alle pp. 475-79, e da Francesco Flora in Le più belle pagine alle pp. 220-25. Cfr. Doria, 149, con rinvio alle schede n. 250 e n. 256. Nel 1984 Benito Iezzi ristampò l’ode in trentatré esemplari per Il Sorriso di Erasmo di Massa Lubrense, insieme alla «rarissima risposta, dal medesimo titolo, nel medesimo metro» di Pasquale Farnese e, in appendice, al «poco noto necrologio» di Imbriani scritto da Benedetto Croce con lo pseudonimo di Gustave Colline, apparso nel primo fascicolo della Rassegna pugliese del 1886 [Cfr. Iezzi, Giunte e mende, n. 68].

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