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I Canti di Mèlitta

I Canti di Mèlitta | Libri antichi e moderni | Lipparini Giuseppe

Libri antichi e moderni
Lipparini Giuseppe
Giovanni Puccini e figli (Premiata Tip. Economica), 1910
60,00 €

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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1910
  • Luogo di stampa
  • Ancona
  • Autore
  • Lipparini Giuseppe
  • Editori
  • Giovanni Puccini e figli (Premiata Tip. Economica)
  • Soggetto
  • Letteratura italiana del '900, Autografi, Prime edizioni
  • Sovracoperta
  • False
  • Copia autografata
  • False
  • Print on demand
  • False
  • Condizioni
  • Usato
  • Prima edizione
  • False

Descrizione

In-8°, pp. 76, (2), brossura editoriale. Dedica autografa dell'autore a Domenico Oliva (Torino, 1860-Genova, 1917), noto giornalista (diresse anche il 'Corriere della Sera'), uomo politico, critico letterario e librettista (collaborò al libretto della pucciniana 'Manon Lescaut'): 'A Domenico Oliva, uno che non gli chiede nulla. G. L.'. Immacolata copia in barbe e serbata entro velina. Prima edizione della più nota raccolta poetica dell'autore. Le presenti liriche vennero anche musicate, per canto e pianoforte, dal noto compositore pesarese Francesco Vatielli. 'Salutata dai primi lettori con molto interesse e simpatia. il miglior frutto del neoclassicismo postcarducciano. Una serie di componimenti riferiti all'immaginaria figura di Mèlitta, una cortigiana ateniese che potremmo immaginare giovinetta nel cerchio delle allieve di Saffo, e intonati, forse più nelle immagini che nelle forme, al gusto della lirica greca: fra idillio e melica erotica. Ma del Carducci è presente solo la lezione metrica delle Odi Barbare. Documento del gusto del nostro primo novecento. Di suo. Lipparini vi mise una trepida gentilezza di accenti, evitando ogni eccesso di erotismo e abbandonandosi a una pacata contemplazione della vita rusticana' (Ferdinando Giannessi in Diz. Bompiani d. Opere, Appendice, I, pp. 120-121). Il Lipparini (Bologna, 1877-ivi, 1951), letterato, poeta e critico letterario ed artistico di dotta formazione umanistica, formatosi col Panzacchi nella Bologna carducciana, fu professore di letteratura italiana ad Urbino, a Matera e a Palermo, passando poi all'insegnamento di storia dell'arte all'Accademia di Belle Arti di Bologna, di cui fu in seguito Presidente. Della sua produzione narrativa sono noti oggi soprattutto i 'Racconti di Cutigliano', mentre la sua attività critica, seppur di gusto squisito, eccede di poco i limiti di una colta ed onesta divulgazione. La sua poesia, improntata a un consumato classicismo di sapore quasi alessandrino, dette forse i suoi frutti migliori nei presenti 'Canti di Melitta'. Collana Poetica, n. 1. Spaducci, p. 160. Gambetti / Vezzosi (ed. 1997), p. 261 e Id. (ed. 2007), p. 1027. Giannessi, cit.

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