Dizionario dell'Occidente medievale. Temi e percorsi. Volume secondo: Letteratura/e - Violenza (L-Z)
Dizionario dell'Occidente medievale. Temi e percorsi. Volume secondo: Letteratura/e - Violenza (L-Z) | Libri antichi e moderni | : Jacques Le Goff, Jean-Claude Schmitt
Dizionario dell'Occidente medievale. Temi e percorsi. Volume secondo: Letteratura/e - Violenza (L-Z)
Dizionario dell'Occidente medievale. Temi e percorsi. Volume secondo: Letteratura/e - Violenza (L-Z) | Libri antichi e moderni | : Jacques Le Goff, Jean-Claude Schmitt
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Dettagli
- ISBN
- 9788806167844
- Editori
- Einaudi 2004
- Curatore
- : Jacques Le Goff, Jean-Claude Schmitt
- Soggetto
- Medioevo
Descrizione
Commento dell'editore: In ottantatre voci d'autore una magistrale introduzione alla realtà del mondo medievale e ai suoi echi immaginari. «Il Medioevo da noi proposto è [ ] vicino e lontano insieme. È vicino perché, allo strato dei retaggi preistorici e antichi, ha aggiunto (e spesso sostituito) apporti che noi avvertiamo, che oggi viviamo come retaggi fondamentali, creazioni d'identità originali: paesaggi urbani e rurali, conflitti e compromessi tra ragione e fede, rapporti difficili tra lo Stato e la società, organizzazione scolastica e universitaria, sensibilità artistica e letteraria. Tante cose ci arrivano dal Medioevo: il libro (alla fine dell'Antichità il codex cominciò a sostituire i rotoli), i nostri abiti (la camicia e i calzoni che hanno fatto dimenticare l'antica toga), il calendario, il genere letterario del romanzo, gli atteggiamenti nei confronti dei poveri, le reazioni di fronte alle epidemie (dalla lebbra e dalla peste all'Aids gli echi non mancano certo), ecc. Ma il Medioevo è anche lontano da noi. Ci è spesso estraneo, e questo charme esotico costituisce una parte importante del fascino che esercita. Per limitarci a qualche esempio, a caso, il miracolo e il diavolo non sono più onnipresenti, la morte improvvisa non è più considerata la peggiore possibile e, a dispetto dell'arte astratta (che sotto parecchi aspetti ci avvicina a una certa estetica medievale), il nostro occhio si è abituato fin dal Rinascimento a concepire la pittura e a osservare la realtà esterna secondo le regole della prospettiva. Come non sottolineare l'abisso che separa le condizioni materiali della nostra esistenza da quelle del Medioevo (e anche dei secoli che lo seguirono), sia che si tratti dell'habitat, dei mezzi di trasporto e di comunicazione, del lavoro o degli svaghi? E sebbene i credenti restino persuasi dell'esistenza di un aldilà, sebbene nuove forme di millenarismo - spesso più grossolane delle speculazioni apocalittiche dei chierici medievali - seducano un certo numero dei nostri contemporanei, abbiamo perduto l'abitudine di pensare in previsione dell'eternità» (Dall'Introduzione di Jacques Le Goff).