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Libri antichi e moderni

De Luca Carlo Antonio

Spicilegium de Cessione Jurium et Actionum; in quo post desudatam messem Clarissimi Celeberrimi Authoris D. Alphonsi de Olea, dilapsae & manipulares Cessibilium Spicae, tanquam in area excussae coacervantur. Opus in scholis et subselliis utile et pernecessarium. Editio altera gallica, emendatior

sumpt. Petri Borde, Joannis & Petri Arnaud, 1684

500,00 €

Gilibert Galleria Libreria Antiquaria

(Torino, Italia)

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Dettagli

Anno di pubblicazione
1684
Luogo di stampa
Lugduni
Autore
De Luca Carlo Antonio
Editori
sumpt. Petri Borde, Joannis & Petri Arnaud
Soggetto
Giuridica, Diritto civile, Seicentine lionesi
Sovracoperta
No
Stato di conservazione
Buono
Lingue
Latino
Copia autografata
No
Print on demand
No
Condizioni
Usato
Prima edizione
No

Descrizione

In-folio (350x220mm), pp. (12), 164, (15) di indice bicolonne, legatura coeva p. pergamena con titolo calligrafato in antico su dorso a 4 nervi. Titolo inciso al taglio di piede. Frontespizio in rosso e in nero con impresa tipografica con la Fortuna, Ercole e Minerva entro cornice con motto su nastro 'Semina fortunae geminat cum tempore virtus'. Testo bicolonne. Ex-libris manoscritto antico ('Lud.[ovi]ci Perrachini'). Altro ex-libris novecentesco. Fioriture e bruniture sparse. Piccoli restauri al dorso. Buon esemplare. L'opera, pubblicata per la prima volta a Napoli due anni prima, costituisce un commento e un'aggiunta al Tractatus de cessione iurium & actionum di Alfonso de Olea. Il De Luca (Molfetta, 1613-Napoli, 1700) fu giureconsulto ed ecclesiastico, canonico di San Nicola a Bari. 'Avviato al sacerdozio, solo dopo aver ricevuto gli ordini sacri intraprese gli studi giuridici, senza tuttavia conseguire il dottorato. Probabilmente era uno di quegli ecclesiastici che, per un abuso inveterato, svolgevano attività forense. Fece le sue prime esperienze di giureconsulto nella terra natia; dedicò le sue opere maggiori a san Corrado, protettore di Molfetta, oppure a Veronica Spinola, signora della cittadina pugliese, per la quale scrisse anche una storia apologetica della famiglia (Tractatus de linea legali, Neapoli 1674). Schivo e modesto di carattere, pare che rifiutasse un vescovato offertogli da Innocenzo XI. Accettò invece un canonicato di collazione regia nella basilica di S. Nicola a Bari. Una scelta, questa, del tutto coerente all'indirizzo regalistico della sua riflessione giuridica, per la quale una sua Praxis civilis et criminalis, pubblicata forse a Napoli nel 1685, fu messa all'Indice il 2 luglio 1686 con decreto dell'omonima congregazione romana. Sotto questo profilo può ben dirsi che lo status ecclesiastico non condizionò la sostanziale làicità del suo orientamento giurisdizionalistico. Lo dimostra il De apostolico regiove assensu, etiam generali (ibid. 1698), dove affermava la necessità dell'assenso sugli atti promananti dall'autorità ecclesiastica. Seppure da una posizione appartata, il D. contribuì non poco a secondare talune cattive propensioni dei forensi, quali la cavillosità e la vuota erudizione, sempre sulla scia dei modelli più consolidati. Non a caso le sue opere più gradite ai contemporanei furono quelle relative all'aggiornamento di vecchi e prestigiosi testi. Un settore, questo, nel quale il De Luca non fu secondo a nessuno. Ad orientare questo tipo di produzione erano soprattutto interessi editoriali: la ristampa di una vecchia opera era proponibile soltanto se aggiornata da una firma di prestigio. Ma, a dire del De Luca, nel suo caso agivano motivazioni più profonde: l'opera di un giurista era simile a un campo che, se coltivato assiduamente, rischiava d'isterilirsi. Privo di una solida identità culturale e di una precisa collocazione politica, era in grado d'esprimersi al meglio soltanto se scriveva per o contro qualcuno. E così sul tema della cessione dei diritti e delle azioni, la polemica contro 'Alphonsus de Olea', che accusava di addurre più 'vocabula quani negotia', lo indusse a cimentarsi più volte e in maniera perentoria. Lo attestano uno Spicilegium de cessione iurium et actionum (Neapoli 1682, 1687), ed il successivo Spicilegium geminum de cessione iurium et actionum (ibid. 1695). Quantitativamente considerevole il suo contributo in materia di successioni' (Pier Luigi Rovito in D.B.I., XXXVIII, 1990).
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