Martirio de’ Santi Padri del Monte Sinai e dell’Eremo di Raitu composto da Ammonio Monaco. Volgarizzamento fatto nel buon secolo della nostra lingua
Martirio de’ Santi Padri del Monte Sinai e dell’Eremo di Raitu composto da Ammonio Monaco. Volgarizzamento fatto nel buon secolo della nostra lingua
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1826
- Luogo di stampa
- Milano,
- Autore
- Leopardi, Giacomo
- Pagine
- pp. 55 [1] bianca.
- Editori
- Ant. Fort. Stella e Figli (verso del frontespizio: Coi tipi di, Giovanni Pirotta),
- Formato
- in 8°,
- Edizione
- Rara edizione originale.
- Soggetto
- Narrativa Italiana dell' 800Poesia Italiana dell' 800
- Descrizione
- brossura originale a stampa, titoli al dorso, ai piatti una doppia cornice tipografica racchiude il titolo (piatto superiore) e un fiore (piatto inferiore),
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBRORara edizione originale.Minime mancanze aldorso, in particolare in testa e al piede, ma brossura ben conservata; lievi e sporadiche fioriture interne, ma ottimo esemplare in barbe; raro a trovarsi in queste condizioni.Il presunto volgarizzamento «Martirio de’ Santi Padri» fu composto da Leopardi tra il 29 ottobre e l’1 dicembre del 1822, ma vide la pubblicazione solo quattro anni più tardi, nel 1826, presso l’editore milanese Stella. Come noto, si tratta di uno scherzo: falso è il nome dell’autore, falsa la definizione di “volgarizzamento”, non esistendo affatto il testo di partenza. Leopardi, insomma, si inventò tutto, e produsse una raffinatissima falsificazione non solo dell’opera, ma anche e soprattutto della lingua trecentesca: il manoscritto del «Martirio», ricco di correzioni, interventi e ripensamenti successivi, testimonia «un lavoro di lima e di affinamento straordinario, con particolare attenzione e rigore alla forma linguistica, al periodare, alla scelta delle forme verbali, alla punteggiatura» (E. Benucci, «Giacomo Leopardi, Il Martirio de’ Santi Padri»). Vale la pena segnalare, la vicenda è poco nota e illumina di luce più tenue l’aspro rapporto tra il poeta e il padre, che la composizione del «Martirio» innescò una giocosa tenzone con Monaldo, il quale a sua volta compose un falso medievale, il «Memoriale di frate Giovanni da Camerino», in finto marchigiano trecentesco. Ma l’importanza del «Martirio» travalica gli aspetti linguistici e biografici, inserendosi nelle vicende culturali e politiche del tempo: «in Italia, in particolare, la produzione di falsi letterari fu stimolata dall’acceso dibattito sulla questione della lingua e dal contrasto tra l’attaccamento alle tradizioni locali e la tensione risorgimentale verso un’identità comune» (S. Covino, «Giacomo e Monaldo Leopardi falsari trecenteschi»). Bibl.: Mazzatinti e Menghini, Bibliografia leopardia, n. 662 ; Catalogo del fondo leopardiano, n. 81 ; Benucci, Martirio ed. critica (2006) ; Covino, Giacomo e Monaldo Leopardi falsari trecenteschi (2009)