MANIFESTOPrima edizione definitiva.Ottimo esemplare.Importante edizione illustrata del manifesto della fotografia, nella sua versione definitiva in 16 punti, pubblicato con data in calce «11 aprile 1930» — che è la data delle prime fotografie di Tato, non della prima apparizione a stampa del testo. Il manifesto è stampato su tre colonne alla prima pagina; seguono tre pagine di rassegna stampa non datata, «Il Futurismo giudicato in Italia e all’estero», impaginata attorno a scelte fotografie di Tato, 6 in tutto compresa quella in prima pagina e dunque nell’ordine: Pastore e somaro (camuffamento di oggetti), Ritratto dinamico di F.T. Marinetti, Ritratto meccanico di Remo Chiti, Ritratto letterario di Mario Carli, La ballerina (camuffamento di oggetti), Il perfe[tt]o borghese (camuffamento di oggetti). -- La storia del «Manifesto della fotografia futurista» è ancora malnota così come è complessivamente incerto il dettaglio del rilancio anni trenta della fotografia futurista. In occasione del Primo Concorso fotografico nazionale promosso dalla Federazione fascista delle Comunità artigiane, inaugurato in Roma il 9 novembre 1930 con una sala specificamente dedicata alla «Fotografia futurista», apparve sulla «Gazzetta del popolo» dello stesso giorno un articolo di Marinetti dal titolo «La fotografia dell’avvenire», il quale già inglobava nel corpo del lungo pezzo la versione particamente definitiva, ma in soli 15 punti numerati, del manifesto (cfr. Lista, Futurismo e fotografia, 1979, pp. 318-320). Il giorno dopo usciva su «Oggi e domani» una versione che sembra precedente, generica, parziale e senza punti numerati (cfr. D’Ambrosio, Nuovi archivi del futurismo 2: Manifesti, n. 1930/609): Lista sostiene che questa versione sia la prima circolata come volantino in occasione del concorso fotografico (Futurismo e fotografia, 1979, p. 317-s) e Schiaffini aggiunge che «some fragments of it are glued into Tato’s scrapbook («Tato and the Exhibitions of Futurist Photography in the 1930s», International Yearbook of Futurism Studies 10, 2020, p. 223; sempre secondo Schiaffini il manifesto in 15 punti riapparve con corredo fotografico sulla «Gazzetta del popolo» del 15 novembre 1930, ma non conosco riscontri di questa edizione e il repertorio dei «Nuovi archivi» non registra quasi nulla delle complesse vicende). I soli 15 punti del manifesto, senza il breve cappello introduttivo, apparvero finalmente in forma autonoma in una brochure a bifoglio che reca le insegne della «Mostra sperimentale di fotografia futurista» curata da Boccardi a Torino sempre di sponda alla Federazione Comunità artigiane dal 15 marzo 1931 («Il Grande manifesto della fotografia futurista di S.E. F.T. Marinetti Accademico d’Italia», manca del tutto la firma di Tato, oggi rarissimo ma ne ha una copia la Beinecke Library, Marinetti +M317 54). Nel corso del 1931 fu quindi elaborata la versione contenuta nel numero 22 del «Futurismo rivista sintetica illustrata», versione che — se non ci sbagliamo — aggiunge per la prima volta il punto «16. l’arte fotografica degli oggetti camuffati, intesa a sviluppare l’arte dei camuffamenti di guerra che ha lo scopo di illudere gli osservatori aerei». È infine nota un’edizione del manifesto completo in 16 punti su foglio volante (variamente azzurro o beige) semplicemente intitolato «MANIFESTO», che, a differenza di quanto registrano i repertori (specialmente Tonini n. 241.1), fu diffusa non prima della «Mostra nazionale di fotografia futurista» curata da Bruno G. Sanzin nell’aprile 1932 a Trieste.Bibl.: Tonini, I manifesti del futurismo, n. 241.3 (numerose imprecisioni); solo menzionato, con imprecisioni, in Cammarota, Marinetti, n. IX.40 e in Nuovi archivi del futurismo 2: Manifesti, p. 621 n. 1930/610.