La ficozza filosofica del fascismo
La ficozza filosofica del fascismo
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1924
- Luogo di stampa
- Roma,
- Autore
- Formiggini, Angelo Fortunato
- Pagine
- pp. 31 [9], 4 tavole fuori testo.
- Collana
- collana «Classici de ridere»,
- Editori
- A. F. Formiggini editore (Tipografia Ferraguti & C.),
- Formato
- in 8°,
- Edizione
- Seconda edizione (estratto con due appendici e tavole fuori
- Soggetto
- Narrativa Italiana del '900Satira
- Descrizione
- brossura muta con sovracoperta marrone (disegno, fregi e titoli neri e rossi al piatto anteriore),
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBROSeconda edizione (estratto con due appendici e tavole fuori testo non presenti nella prima edizione).Ottimo esemplare (normale brunitura alla sovracoperta e alle carte). Pergamino editoriale.Estratto della seconda edizione del giugno 1924 contenente due appendici e 4 tavole fuori testo non presenti nella prima edizione del 1923. dell’opera satirica di Formiggini. Alla sovracoperta un’illustrazione di Adolfo De Carolis ritraente Giovanni Gentile intento a gettare via «La ficozza del fascismo». Scrittore, umorista ma, soprattutto, editore Angelo Fortunato Formiggini iniziò la sua attività nel 1908 avendo come sola politica l’amore per i testi considerati degni di essere divulgati, con interessi che andavano dalla filosofia, alla letteratura, alla religione, alla passione per opere a carattere comico. La scarsa attenzione per gli aspetti finanziari e, soprattutto, l’angosciante clima generato dal regime di Mussolini - specie dopo la promulgazione delle leggi razziali nel 1938 - ebbero su Formiggini - sempre più convintamente antifascista e di origine ebraica benché distante da qualsivoglia afflato identitario e anzi sostenitore di un deciso assimilazionismo - un effetto devastante, spingendolo a gettarsi dalla torre del duomo di Modena, sua città d’origine, la mattina del 29 novembre 1938. In seguito a questo evento, la casa editrice - già nel 1931 trasformata in Società Anonima - andò incontro a un progressivo smantellamento fino alla chiusura nel 1941, quando la vedova Formiggini liquidò i soci e lasciò l’intero catalogo all’editore milanese Bietti.