Libri antichi e moderni
D''AZEGLIO, Massimo (1768-1866)
Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta [esemplare di dedica]
Vincenzo Ferrario, 1833
1300,00 €
Govi Libreria Antiquaria
(Modena, Italia)
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Dettagli
Descrizione
Prima edizione, prima tiratura, recante la prima versione della lettera di Alessandro VI a Cesare Borgia (p. 112 del secondo volume), che successivamente fu censurata dallo stesso autore, il quale provvide a fornire una copia dei fogli della nuova redazione anche agli acquirenti delle copie già esitate. “Non erano trascorsi otto giorni dal lancio dei volumi, quando da qualcuno fu segnalata l'opportunità di sopprimere o di mutare la lettera di Alessandro VI a Cesare Borgia, che trovasi alla p. 112 del secondo tomo. L'autore provvide quindi alla sostituzione del testo con una specie di sunto, ridotto ad opportuna lezione e, anche agli acquirenti delle copie già esitate, furono inviati i fogli della nuova tiratura perché venissero sostituiti […] Praticamente i fogli nella tiratura originale sono stati quasi totalmente distrutti” (Parenti, Rarità, III, pp. 188-190). La prima tiratura è facilmente riconoscibile dalla frase finale che precede la lettera “e diceva così”, successivamente sostituito da “e la sua sostanza era questa”.
Nato a Torino da una famiglia nobile e profondamente devota, Massimo d'Azeglio mostrò sin da giovanissimo scarsa propensione per la religione. Passò anzi i primi anni a condurre una vita scapigliata tra Torino, Firenze e Roma. In quest'ultima città nel 1820 decise, mostrando grande sprezzatura delle convenzioni sociali, di dedicarsi alla pittura. Proprio da un quadro nacque l'idea di scrivere un romanzo storico, sul modello di quello del Manzoni, sul celebre episodio della disfida di Barletta, che il D'Azeglio, trasferitosi a Milano nel 1831 con lo scopo di imparare dal celebre scrittore (di cui da lì a poco sposerà la figlia Giulia), reinterpretò in termini patriottici. Ettore Fieramosca uscì a Milano per tipi di Vincenzo Ferrario nel 1833, ottenendo un successo strepitoso, grazie soprattutto alla figura quasi fanciullesca di Fanfulla, per altro personaggio secondario.
Dal 1845 D'Azeglio si dedicò attivamente alla politica, prendendo in mano la direzione del movimento liberale in Romagna. Dopo un celebre colloquio con Carlo Alberto di Savoia, nel 1847 approdò a Roma, dove ottenne un incontro con il neoeletto Pio IX e divenne l'anima del movimento moderato. Nello stesso anno, a Firenze, pubblicò la Proposta d'un programma per l'opinione nazionale italiana, in cui condensava tutto il suo operato di quel periodo, sostenendo l'indipendenza dell'Italia, spronando il papa alle riforme e Carlo Alberto all'azione.
Dopo il 1848, in cui combatté in prima persona, venendo ferito a Monte Berico vicino Vicenza, fu nominato presidente del consiglio dei ministri del regno sabaudo, carica che mantenne fino al ‘52, quando fu sostituito da Cavour.
Negli anni seguenti D'Azeglio continuò a rivestire ruoli politici e ad avere una certa influenza su Vittorio Eman